E io dovrei comprendere…

Questa è una giornata particolare.

Non aspettatevi battute di comodo, fesserie più o meno grandi. Questa volta no. Oggi, 11 febbraio 2016, al Festival di Sanremo ospiti d’onore saranno i Pooh, nell’occasione del loro cinquantesimo anniversario (e ricordiamo, ultimo) dalla loro fondazione, con il rientro in formazione di Stefano D’Orazio e di Riccardo Fogli.

Ora, io sto aspettando trepidante questa serata particolare, perché…

…già, perché. Come faccio a spiegare come un 34enne amante della musica italiana e non, possa amare i Pooh sentendoli quasi come parte della propria famiglia, senza passare per esagerato, oppure magari stupidotto per chi leggesse per la prima volta qualcosa scritto qui sopra?

Parlando con un gruppo di ragazzi amici miei, scrittori dilettanti come me, stamattina è venuta fuori più di una battuta al riguardo.

“Ma stai scherzando, Dani? Vuoi mettere con gli AC/DC?”

“Stai vaneggiando!”

e via di questo passo…

…io mi sono sentito in dovere, anche se non era richiesto, di raccontare. E allora ho detto quello che ho dentro, quando penso a quello che sono stati, e tuttora sono, i Pooh per me. Ascolto le loro canzoni, e chiudendo gli occhi mi rivedo la domenica mattina, su una 127 blu notte prima (la chiamavamo La Carolina), e su una BMW 320 carta da zucchero poi, accendere l’autoradio con a fianco mio padre che mi portava con sè al bar o all’autolavaggio, e alzava il volume mettendo la musicassetta di Oasi, uno dei loro dischi degli anni 80, facendomi sedere di nascosto da mia madre sul sedile davanti, con la cintura allacciata, facendomi sentire per la prima volta grande, adulto, importante.

Era bello sentirlo cantare e sorridere quando per farmi stare buono nell’attesa che l’auto fosse lavata, mi comprava dieci pacchetti di figurine dei calciatori. Vederlo scherzare e illudermi fosse quella la vita, un’oasi di felicità, dove tutto era bello, semplice e forte, come vedevo fosse lui allora, nell’ingenuità dei miei 7 anni.

Ora le immagini si sovrappongono, e le canzoni dei Pooh sono sempre state un punto cardine della mia famiglia. A 14 anni il primo concerto vero cui ho assistito, fu proprio il loro, con la ragazzina che mi piaceva da morire, ma con cui non combinai mai nulla perché imbranatissimo e terrorizzato dalla mia timidezza e da un “No” che mi avrebbe potuto bloccare anche più di quanto non fossi già da solo. E accanto a lei ascoltai per la prima volta live “Parsifal”, una vera e propria università della musica, rock sinfonico anni 70 eseguito con una maestria tale da farmi rimanere a bocca aperta per tutti i 10 minuti di durata del pezzo. E in quei dieci minuti avrei potuto rubare il mondo intero per lei, se me lo avesse chiesto, ed ero felice, ancora una volta, che fossero loro, quei quattro musicisti adulti ma ragazzini nell’animo, ad accompagnarmi quella sera.

E quante volte sentivo mia madre cantare Uomini soli, mentre la radio accesa riempiva i pomeriggi d’inverno stirando per una famiglia “normale”…io cantavo insieme a lei, e anche se le dicevo di cantare sottovoce per farmi sentire le loro voci mi piaceva quella sensazione intima di complicità, quella purezza d’animo che purtroppo per pudore e per carattere ora faccio così fatica a ritrovare con lei. Non ricordo nemmeno più quando sia stata l’ultima volta in cui ho abbracciato mia madre o in cui le abbia detto “Ti voglio bene”. Quasi ogni giorno mi ripeto di chiamarla e dirglielo, pensando potrebbe essere poi troppo tardi. Orgoglio, vigliaccheria, non lo so…non l’ho ancora fatto. Io appaio forte, in realtà spesso appena sento partire le note di “Dammi solo un minuto”, di “Noi due nel mondo e nell’anima”, di “Ci penserò domani” e decine di altri capolavori dei Pooh, la mia mente torna a questi piccoli ricordi nascosti, davvero, in cassetti della memoria profondi e nascosti dentro di me.

Ecco, quando ho raccontato questo (solo una parte di questi ricordi in realtà) ai miei amici scrittori dilettanti come me, mi hanno detto che l’immagine che rendo fosse tenerissima…

…e allora, questa sera, anche senza farmi vedere da nessuno per non vergognarmi come faccio sempre, appena partirà questa canzone nella nuova versione a cinque voci, so già che la mia corazza apparentemente inviolabile sarà colma di crepe, e ricordando queste e altre piccole perle di un’infanzia leggera e illusa di felicità, una lacrima farà capolino e sarà tremendamente difficile evitare che scorra sul mio viso di 34enne…

Oggi è una giornata particolare. E voi, sorridete sempre

D.

 

 

e allora ROCKING ROLLING per resistere…

Bentrovati amici di Cassetti della memoria!

siete tornati dalle vacanze?

avete finito di spolpare i cocomeri?

vi siete divertiti?

qui tutto ok, sono pronta e carica ad affrontare un nuovo anno lavorativo e a riprendere in mano il blog lì dove lo avevo lasciato.

Settimana scorsa avevo promesso sulla pagina fb di cassetti, un bel post “celebrativo” su colui che è stato uno dei simboli degli anni 80/90, poi la connessione mi ha abbandonato per dieci giorni, quindi dobbiamo assolutamente recuperare: stiamo parlando di uno che per essere bello era bello davvero, e per essere bravo è ancora un mito. Tanto che quando siamo in macchina con gli amici e parte la mia compilation preferita, si rischia l’incidente ogni volta che si sente l’ooh ooooh di  NO EAST NO WEST.

E se ancora non lo avete capito, finalmente parliamo di Scialpi, anzi, di SHALPY, come lui tiene ad essere chiamato dal 2012 ad oggi.

Aspettiamo tutti  con molta ansia di vederlo nella nuova edizione di Pechino express (che si terrà in Sudamerica ma vabbè) ed è ovvio che teniamo per lui e per il #teamcompagni.

Ma chi ridacchia e pensa solo al botox, quando si parla di ciò che è stato ed è Shalpy non capisce una beata cippa di musica, lasciatemelo dire!

partiamo da una delle canzoni più belle del nostro eroe, canzone anche coverizzata da Mina nel suo disco Sorelle Lumiere, che Giovanni Scialpi ha scritto quando aveva 14 anni ma che ha visto “la luce” nel 1984…

giù dai marciapiedi un cuore rotola…lo accarezza solo la musica.

ma quando si parla di Scialpi non possiamo proprio ignorare questo capolavoro assoluto:

Rocking rolling, sopravvivere, Rocking rolling, con la musica, Rocking rolling, al silenzio che c’è! uo uo.

Passiamo alla fase-Sanremo,che negli anni 80 era fisiologica…siamo nel 1986, evviva la new wave! (anche se in Italia arriva con qualche annetto di ritardo eh!)
puoi vestire come vuoi, puoi parlare come sai, non ti capiranno mai:

NO EAST, NO WEST, WE ARE THE BEST, OGNUNO AL MONDO UN POSTO AVRA’…NO EAST, NO WEST, E’ QUESTA LA MIA TERRA!!!

Scialpi a Sanremo fa il bis l’anno successivo con questo pezzo a mio avviso, sottovalutato e che avrebbe decisamente meritato qualcosa in più…
TROPPI NE VIVRAI DI QUESTI GIORNI!

BELLA ETA’…QUESTA ETA’…
BASTA UN DISCO, UNA BIBITA IN FRESCO E LA MOTO CHE VA’…
Non so voi, ma io adoravo sta canzone (ma di nò-ma di notte non dormo mai!)

Ok, dopo Sanremo abbiamo la vittoria del Festivalbar più bella di sempre…e qui vi voglio tutti con la mano sul cuore!

pregherei, pregherei, se mi sentisse lui…
chiederei, chiederei, che ne sarà di noi…
gli direi, gli direi,prendi ciò che vuoi…
dammi lei…
dammi lui…
è tutto quel che ho!
Oh, io c’ho vinto una “corrida” nei boyscout cantando sta canzone, sono particolarmente affezionata! ^_^

Una dolcissima ballata che sfocia nel gospel, grande Scialpi e immensa Scarlett alla quale mi sento semplicemente di mandare un grosso abbraccio virtuale e dirle che vorremmo tanto risentire la sua voce.

Dopo un periodo di assenza, Scialpi ancora Scialpi torna a Sanremo nel 92 con E’ UNA NANNA, ma viene eliminato nella prima serata.

Riappare poi per un breve periodo, qui in Umbria, per la prima edizione di MUSIC FARM che all’epoca si teneva a qualche chilometro da casa mia tra l’altro…ma la Bertè faceva talmente tanta scena che gli altri (grandi) partecipanti venivano ingiustamente oscurati. Si ritira dopo poche puntate, probabilmente infastidito dall’andazzo del reality.

Ci tengo a dire che io Shalpy l’ho visto dal vivo, se non sbaglio nell’ estate del 2007, e rimasi davvero estasiata dallo spettacolo, ottimo performer e grande ballerino.

Nel 2012 appunto, cambia il nome d’arte con una nota “internescional”, lancia il singolo ICON MAN   in Canada e Stati Uniti ottenendo un ottimo riscontro:

e chissà perché la cosa non mi stupisce! ^_^

A fine mese dovrebbe sposarsi negli Stati Uniti con il suo compagno Roberto Blasi e come abbiamo già detto, li vedremo insieme alla volta del Sudamerica nella charity race più famosa del mondo.

Vi saluto con una chicca assoluta, un pezzo di puntata dell’ispettore Derrick dove il nostro Scialpi/Shalpy interpreta la parte di un cantante italiano: EMILIO CAPRESE!

Restate con noi, che questa settimana apriamo un bel po’ di cassetti!

ROCKING ROLLING a tutti

la vostra

Nabiki :*

Shot Songs, ovvero (in)dimenticabili…

Va bene, lo ammetto. La storia di Lorenzo Marrone, cantante di successo travolto da un successo cui non era pronto è inventata di sana pianta, e infatti ne ho fatto un libro, #pernonperderti. Ma non sono qui per fare la marchetta e dirvi: “Leggetelo!” (ops…mi sa che l’ho detto…e va beh…). In realtà però, quanti cantanti sono arrivati a sfiorare con le unghie ed accarezzare il successo, per poi prendere la via contraria e tornare nel dimenticatoio con la stessa velocità con cui si sono affermati?
Questo post proverà a scovarne, e magari riscoprirne, alcuni che in qualche modo, a mio parere avevano qualcosa da dire e forse hanno solo sbagliato i tempi.
Il primo ad essere preso in esame è un biondo meshato, dalla voce vagamente soul e lo sguardo da tamarro impunito. Insomma, dieci anni prima di quella fighetta portoghese di Cristiano Ronaldo, e qualche anno dopo i vari Ragazzi Italiani, Take That, Backstreet Boys e compagnia varia, ecco a voi Daniele Stefani, con “Un giorno d’amore”!


Ai tempi le radio lo sparavano in heavy rotation, come si dice nella lingua ggggggiovane, insomma, non c’era pomeriggio senza che Mtv Italia o RTL 102,5 non mettessero questa canzone. Effettivamente la melodia è accattivante, il ritmo “prende”…e il successo sembrava cosa fatta. Anche un Sanremo al suo attivo, con “Chiaraluna” nel 2003 nella sezione Nuove Proposte, e poi…la sfiga incombe…arriva un giovanotto di Latina, anche un po’ sovrappeso, rubando a piene mani una canzone di R Kelly e scrivendo un testo in italiano. Fa un video ben costruito…et voilà, Tiziano Ferro con “Xdono” in una botta sola fa incetta di premi e manda nella campana dell’Indiffernziato il nostro Daniele.
Peccato però, mi faceva tanta simpatia!
Anzi, sapete che c’è? IO “Chiaraluna” ve la regalo lo stesso, tiè!

Passiamo ad un altro che forse è arrivato troppo presto al successo, senza riuscire a confermarsi ad un certo livello fino a crollare del tutto e far perdere le proprie tracce.
Alzi la mano chi non ricorda a memoria questa canzone. Se io dico: “Ci vuole calma e sangue freddo, calma…yeeeee”. Sì, è proprio lui. Luca Dirisio!

Sguardo da duro, atteggiamento da “Ho visto cose che voi poveri stronzi non potrete mai vedere nella vostra vita del cazzo”, le ragazzine ai tempi sembravano andar matte per uno così. Il tipo di ragazzo che la sedicenne porterebbe a casa giusto per il gusto di fare incazzare il padre e fargli chiedere guardandosi allo specchio: “Ma dove cazzo ho sbagliato con mia figlia?” mentre anche le madri, magari ancora piacenti e non del tutto rassegnate all’età che avanza, civettuole si lascerebbero corteggiare fintamente scandalizzate, innescando violenti giochi di gelosia con la figlia.
C’è da dire che il buon Luca, intuendo l’aria che iniziava a tirare già ai tempi, si presentò al Festival di Sanremo (sì…passano tutti da lì, rassegnatevi criticoni e finti snob!) con una canzone dal titolo profetico. E da quel momento, nonostante il tentativo di rilancio con l’Isola dei Famosi (cacciato a pedate dopo un paio di puntate di noiosa spocchiosità) non si è più sentito nominare.
Ecco quindi, la sua, come dicevamo, profetica “Sparirò”.

Ma a proposito di tormentoni degli anni passati, come non ricordare quel ritornello che ripeteva in loop “Sei troppo bella troppo bella troppo bella troppo bella troppo bellaaaaaaa”?
Il cantante dal nome e dalla voce forse più fastidiosa dell’universo, ma ci è rimasto nel cuore.
Lui, sì…Davide De Marinis!

Eppure, per conto mio il vero capolavoro di questo cantante (che ora sappiamo fare l’autore di successo per altri) arrivò…indovinate dove?
Yeeeeeeeesssssss, al Festival di Sanremo!
Quarto posto tra le Nuove Proposte con una poesia in musica:
“Fare castelli in aria e sognare
lasciami sognare,
lasciami disegnare
la mia vita insieme a te.
Che non è facile in una stanza
non preoccuparti,
stringimi
quante cose, quante cose ti darei…
…chiedi quello che vuoi”

E qui mollo il colpo…ci sarebbero altri esempi…dico in ordine sparso e a memoria:
Pago (Parlo di te, parlo di te, parlo perchè vorrei averti con me), famoso forse più per il matrimonio con Miriana Trevisan e per aver battuto Massimo Di Cataldo a Music Farm che per il suo curriculum canoro;
Simone Tommassini (E’ stato tanto tempo fa…) troppo simile a Vasco e al primo Grignani per essere davvero unico;
Stefano Zarfati (C’è che ti piace farti bella…) esempio classico di One Shot Only…mai più sentito dopo…

Insomma, lo spazio per un’eventuale seconda puntata ci sarebbe anche…
Vedremo!
Per adesso…cantate, leggete la storia di Lorenzo Marrone (ah già, non devo dirlo questo…ops…), ma soprattutto

sorridete, sempre
D.

perché Sanremo è Sanremo (classifichette)

imagesBene, manca meno di un mese. Mai come quest’anno fremo per il festival…si era capito? Dopo due annate di Fazio che hanno fatto rimpiangere perfino Morandi, il gruppo d’ascolto aspetta con ansia di vedere cosa ci propinerà il grande Carlo Conti che, anche se alla fine parliamo di un presentatore classico e politicamente corretto, potrebbe regalarci perle di trashume, polemiche sterili e tutto quello per cui (noi del Nabikiblob) amiamo il festival: lo svago assoluto di una settimana sacra e nazionalpopolare. Ora, è inutile avvisare i soliti detrattori che sbrodolano sui compensi in tempo di crisi, “ahmacheschifoiononguardosanremoanzinonhonemmenolatvfallopuretuvergognatistronzadiunabloggerchescrivesolodiporcatetelevisive” a questa gentaglia io reagisco da bimbaminkia, toglietemi tutto ma non la seconda settimana di Febbraio! E’ così da quando ero bambina e sarà sempre così, rassegnatevi, io adoro questa rassegna. E questa volta, tanto per farvi un bel dispetto, arrivano una valanga (3) di classifichette al riguardo… Questa la chiameremo GENTE CHE NON SI ARRENDE, ed è un post CDM in tutto e per tutto, pronti ad aprire il cassonetto della memoria? Bando ai broccolamenti, si parte!   10° POSTO ANNA OXA Poteva forse mancare la regina delle polemiche a sbuffo a Sanremo? Nel 2006 la nostra eroina si rifiutò di partecipare alla foto di tv sorrisi e canzoni, non rilasciò il testo al giornale, evitò come la peste interviste e siparietti in tv, adducendo il motivo che “si parla di lei solo quando partecipa alla gara”. La Oxa, ormai prigioniera del personaggio “devo fa’ l’arrternativa pefforza” non si arrende e presenta un brano ostico come un’ostrica, dal titolo emblematico: “Processo a me stessa” sentenziando che, comunque vada, sarà la sua ultima apparizione in tv, su quel palco e nell’universo.

Salvo poi smentirsi nel 2011 (festival in cui presenta “La mia anima d’uomo”) e nel 2013, quando protesta in conferenza stampa perché non l’hanno presa.

9° POSIZIONE TRIO MELODY Per la serie, non ci arrendiamo e portiamo un pezzo da novanta nel nostro duetto. Correva l’anno 1995.

8°POSTO FACCHINETTI FATHER&SON Qui invece siamo al “non mi rassegno, mio figlio deve andare a Sanremo”, poco importa se il padre ci perde faccia e credibilità…

7° POSTO AL BANO E ROMINA POWER Sia chiara una cosa, se putacaso questi due mi faranno l’immenso regalo di cantare insieme all’Ariston in qualità di SuperOspiti, io pretendo che mi facciano un pezzettino di questo CAPOLAVORO indiscusso del loro repertorio…

una canzone che non si arrende al tempo che passa, sempre attuale! (peccato non avere il video originale del Festival) degno di nota il rap di Romina (1.00)

6° POSIZIONE SABINA GUZZANTI E LA RISERVA INDIANA All’epoca non fu capita, questa interpretazione strilla “non mi arrendo, ci hanno mandato a Sanremo e dobbiamo spaccare!” e così fu’. Questa canzone potrebbe essere tranquillamente il seguito con sprazzi hardcore degli Al bano e Romina della posizione 5. Provate a cantarla se ci riuscite…

Risentendola adesso ha un suo perché. E ringraziare la zucca ed il fagiolo è sempre meglio che ringraziare Maradona e i Talking Heads. Fantastico l’urlo in faccia a Pippo Baudo sul finale.

5° POSIZIONE IVA ZANICCHI E’ un vero peccato non trovare la partecipazione a Sanremo di questo brano del 2009… Una che vuole farsi una botta e via a settant’anni ha il diritto di cantarlo pubblicamente al Festival! Grande Iva! (cento!cento!cento!) non arrenderti mai.

4° POSTO LITTLE TONY E BOBBY SOLO Qui c’è poco da dire. Questa esibizione urla “non ci arrendiamo” in tutti i luoghi in tutti i laghi. Io ogni volta che guardo questo video (in loop da ieri pomeriggio) non posso non notare la somiglianza di Bobby Solo con “Gasperino er carbonaro”…

Nel momento in cui i due ballano (2.18) mi commuovo anche un po’.

3° POSIZIONE CAMALEONTI-DIK DIK-MAURIZIO VANDELLI Direi che il testo parla da solo. A parte che io la trovo anche bella (e non ditemi che è il plagio di settanta canzoni anni 70, lo so!), però ragazzi…questi cantavano “Ah…come passa il tempo!” nel 93.

Ieri era tanto tempo fa…tanto tempo faaaa! :°(

2° POSTO PUPO-FILIBERTO E QUELL’ALTRO Ricordo come se fosse ieri l’imbarazzo della Clerici.
L’orchestra che straccia gli spartiti, il pubblico in sala che grida “buffoni”, io e La Giulia sul divano impietrite da cotanto trash. Pupo e Filiberto non si sono mai arresi, quando la prima sera li eliminarono, si giocarono la carta “Marcello Lippi” nella serata dei duetti, riducendo il testo a una partita di pallone in cui la nazionale segna il goal decisivo che ci fa vincere i mondiali…

sull’onda dell’indignazione l’improbabile terzetto arriva secondo, relegando a Valerio Scanu l’arduo compito di “salvare la credibilità del Festival”. Volenti o nolenti, sono indimenticabili.

1° POSIZIONE SQUADRA ITALIA E che ve lo dico a fare…qui si fa’ la storia. Oltre tutto, qui vediamo anche un soundcheck in diretta perché quella sera avevano chiuso il microfono di Jimmy Fontana…

Sentiraaaaai una radio che suona lontana… Canteraaaai una vecchia canzone italiana… rivedraaaaai un balcone affacciato sul mare…. una canzone non chiede di più…ti porta dove vuoi tuuuuuuuu  

E con la mitica Nilla Pizzi al centro, vi saluto con un grazie dei fiori a tutti
La vostra
Nabiki :*

p.s. la prossima classifichetta sarà sulle “nuove proposte” mai affermate…restate con noi. ^_^

E’ un sabato qualunque, un sabato italiano

Il peggio sembra essere passato…
la notte è un dirigibile
che ci porta via, lontano…


Era il 1983. Gli anni di piombo stavano lasciando il posto al nuovo finto boom economico, al Drive In la domenica sera, all’edonismo esasperato ed alle spalline sulle giacche dai colori orrendi, così come le pettinature cotonate e glamour. Alla radio quell’anno compare quasi all’improvviso questa canzone dall’andamento jazz-swing solo apparentemente “semplice”. In realtà il buon Sergio Caputo è un musicista ricercato,anche nel senso ahimè internettiano del termine. Da troppo tempo purtroppo è quasi scomparso dalla scena musicale italiana, e per scoprire le sue novità o riscoprire i pezzi che lo hanno reso celebre (mi vengono in mente anche pezzi come Italiani Mambo e Il Garibaldi innamorato), bisogna appunto andare a ricercare su Google . E’ un peccato a mio avviso, ma cercare di capire l’industria discografica italiana è più difficile che tradurre un testo in greco antico senza aver mai fatto il liceo classico. Oggi si prediligono i cantanti usa e getta, i vari talent show sfornano nuovi idoli ogni anno, e vincitori e vinti spesso hanno la data di scadenza stampata sulla schiena, e non lo sanno nemmeno.
Una volta se eri bravo prima o poi ti veniva riconosciuto senza una giuria di esperti o pseudo tali e soprattutto senza la fesseria del televoto che ormai serve quasi anche per scegliere che piatto mangiare sulle nostre tavole nelle Feste che verranno (già mi immagino la Clerici o peggio ancora Benedetta Parodi guardare fisso la telecamera urlando: “Allora chiamate o mandate un sms al 45123 digitando 1 se preferite il Panettone, 2 per il Pandoro, e 3 per il Capitone…via alle telefonate!”).

E non c’è solo Sergio Caputo nel calderone degli artisti che, sebbene bravi davvero, non abbiano che una piccola nicchia di appassionati pronti a seguirli, ma non il piacere di vedere riconosciuto dalle radio il loro impegno. Passi per i grossi network, ma quando ti rendi conto che persino RadioItaliaSoloMusicaItaliana passa quasi sempre e solo le stesse canzoni “da classifica”, e se non fai parte dei gusti musicali della massa, come direbbe Briatore, “sei fuori”, non è propriamente una cosa bella e facile da digerire.

Ad esempio, rimanendo nell’ambito pop-jazz, chi non ricorda questa canzone di una decina d’anni fa? Secondo posto meritatissimo a Sanremo, un talento cristallino per una poesia vera e propria.
Tutto quello che un uomo, Sergio Cammariere.

Cugino di Rino Gaetano, e dotato di un’estensione vocale pari forse soltanto a quella di Scialpi (no, non è propriamente un complimento), il buon Cammariere si ritrovò in cinque giorni uno chansonnier riconosciuto ovunque. Ora però ditemi voi il titolo di un’altra sua canzone. Ok, se siete suoi fan oppure amate la musica jazz sicuramente lo saprete, ma è proprio necessario riempirci le orecchie di pseudo rapper tutti uguali? (e ho detto orecchie eh…alle volte, sentendo gente come Moreno o come il Francesco Paolantoni travestito da Rocco Hunt, è altro ad essere bello pieno…)

Ok, ok…prima di diventare snob, e lungi da me il volerlo essere, mettiamo in cascina una tripletta di cosette totalmente differenti, leggere davvero ma che in qualche modo possono far parte della categoria “Ridateci Music Farm” per il quale io e la mia socia Nabiki firmeremmo volentieri una petizione, se ci fosse.
Al terzo posto, dato che si è parlato di rapper, mettiamo una canzone che a metà degli anni 90 fece il botto. Un produttore  decisamente sovrappeso e un inventore di rime nonché portatore sano di perenni “occhi a bancomat”, dovuti temo all’assunzione in dosi massicce di sigarette simpaticamente farcite, misero in piedi un duo, capace di malmenare gli inviati di Striscia la Notizia a Sanremo, e di sfornare questa hit. Ladies and Gentlemen, Sottotono con “Solo lei ha quel che voglio”!

Al secondo posto, una che a Music Farm c’è andata davvero anche se diciamo il tentativo di restyling non è che sia andato proprio a buon fine. Incredibilmente sul Tubo si trova addirittura il video ufficiale di questa canzone che cavalcò il successo dell’anno precedente, in coppia con Aleandro Baldi, la famosissima “Non amarmi”. Ricordo partecipò alla riedizione del Cantagiro con questa canzone, e ai tempi si sentiva parecchio. Fa parte di quei ritornelli dimenticabilissimi che però chissà per quale motivo, ti rimangono in testa e tornano improvvisi dopo anni ed anni.
Ecco quindi Francesca Alotta in giallo con la sua “Fragilità” e le sue “Rose gialle rose bluuuuu”

E vince la classifica del “Si stava meglio quando si stava peggio” lui, l’unica, vera, inimitabile Talpa televisiva! Lo si aspettava nel Sanremo di Carletto Conti insieme a Raf, Nek e Marco Masini. Pazienza, prima o poi torneremo tutti insieme a cantare a squarciagola abbassando il finestrino dell’auto al semaforo “Seeeeeeeempreeeee, ti amerò per seeeeeeempreeee”
Paolo Vallesi!!!!!!

Bene, scusate l’assenza di questi mesi, la voglia di scrivere c’è sempre, il tempo è quello che è, ma dopo le Feste prometto di tornare, magari con una bella carrellata di “nuovi” spot pubblicitari d’annata, chissà…

Buon Natale, sorridendo
D.