E io dovrei comprendere…

Questa è una giornata particolare.

Non aspettatevi battute di comodo, fesserie più o meno grandi. Questa volta no. Oggi, 11 febbraio 2016, al Festival di Sanremo ospiti d’onore saranno i Pooh, nell’occasione del loro cinquantesimo anniversario (e ricordiamo, ultimo) dalla loro fondazione, con il rientro in formazione di Stefano D’Orazio e di Riccardo Fogli.

Ora, io sto aspettando trepidante questa serata particolare, perché…

…già, perché. Come faccio a spiegare come un 34enne amante della musica italiana e non, possa amare i Pooh sentendoli quasi come parte della propria famiglia, senza passare per esagerato, oppure magari stupidotto per chi leggesse per la prima volta qualcosa scritto qui sopra?

Parlando con un gruppo di ragazzi amici miei, scrittori dilettanti come me, stamattina è venuta fuori più di una battuta al riguardo.

“Ma stai scherzando, Dani? Vuoi mettere con gli AC/DC?”

“Stai vaneggiando!”

e via di questo passo…

…io mi sono sentito in dovere, anche se non era richiesto, di raccontare. E allora ho detto quello che ho dentro, quando penso a quello che sono stati, e tuttora sono, i Pooh per me. Ascolto le loro canzoni, e chiudendo gli occhi mi rivedo la domenica mattina, su una 127 blu notte prima (la chiamavamo La Carolina), e su una BMW 320 carta da zucchero poi, accendere l’autoradio con a fianco mio padre che mi portava con sè al bar o all’autolavaggio, e alzava il volume mettendo la musicassetta di Oasi, uno dei loro dischi degli anni 80, facendomi sedere di nascosto da mia madre sul sedile davanti, con la cintura allacciata, facendomi sentire per la prima volta grande, adulto, importante.

Era bello sentirlo cantare e sorridere quando per farmi stare buono nell’attesa che l’auto fosse lavata, mi comprava dieci pacchetti di figurine dei calciatori. Vederlo scherzare e illudermi fosse quella la vita, un’oasi di felicità, dove tutto era bello, semplice e forte, come vedevo fosse lui allora, nell’ingenuità dei miei 7 anni.

Ora le immagini si sovrappongono, e le canzoni dei Pooh sono sempre state un punto cardine della mia famiglia. A 14 anni il primo concerto vero cui ho assistito, fu proprio il loro, con la ragazzina che mi piaceva da morire, ma con cui non combinai mai nulla perché imbranatissimo e terrorizzato dalla mia timidezza e da un “No” che mi avrebbe potuto bloccare anche più di quanto non fossi già da solo. E accanto a lei ascoltai per la prima volta live “Parsifal”, una vera e propria università della musica, rock sinfonico anni 70 eseguito con una maestria tale da farmi rimanere a bocca aperta per tutti i 10 minuti di durata del pezzo. E in quei dieci minuti avrei potuto rubare il mondo intero per lei, se me lo avesse chiesto, ed ero felice, ancora una volta, che fossero loro, quei quattro musicisti adulti ma ragazzini nell’animo, ad accompagnarmi quella sera.

E quante volte sentivo mia madre cantare Uomini soli, mentre la radio accesa riempiva i pomeriggi d’inverno stirando per una famiglia “normale”…io cantavo insieme a lei, e anche se le dicevo di cantare sottovoce per farmi sentire le loro voci mi piaceva quella sensazione intima di complicità, quella purezza d’animo che purtroppo per pudore e per carattere ora faccio così fatica a ritrovare con lei. Non ricordo nemmeno più quando sia stata l’ultima volta in cui ho abbracciato mia madre o in cui le abbia detto “Ti voglio bene”. Quasi ogni giorno mi ripeto di chiamarla e dirglielo, pensando potrebbe essere poi troppo tardi. Orgoglio, vigliaccheria, non lo so…non l’ho ancora fatto. Io appaio forte, in realtà spesso appena sento partire le note di “Dammi solo un minuto”, di “Noi due nel mondo e nell’anima”, di “Ci penserò domani” e decine di altri capolavori dei Pooh, la mia mente torna a questi piccoli ricordi nascosti, davvero, in cassetti della memoria profondi e nascosti dentro di me.

Ecco, quando ho raccontato questo (solo una parte di questi ricordi in realtà) ai miei amici scrittori dilettanti come me, mi hanno detto che l’immagine che rendo fosse tenerissima…

…e allora, questa sera, anche senza farmi vedere da nessuno per non vergognarmi come faccio sempre, appena partirà questa canzone nella nuova versione a cinque voci, so già che la mia corazza apparentemente inviolabile sarà colma di crepe, e ricordando queste e altre piccole perle di un’infanzia leggera e illusa di felicità, una lacrima farà capolino e sarà tremendamente difficile evitare che scorra sul mio viso di 34enne…

Oggi è una giornata particolare. E voi, sorridete sempre

D.

 

 

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