Di Power Ballad, di anni 90 e d’amore

E di fuseaux dell’Arena viola con le bande arancioni, che probabilmente ero l’unica a portarli in tutto l’emisfero. Perfino nel 93.

Di superga bianche con principio di buco all’altezza dell’alluce, di felponi annodati in vita per nascondere il culone.

Di frangette cotonate e giacchetti jeans con toppe improbabili, di Merit blu dure fumate di nascosto, giocando a fare l’adulta, alla finestra, mentre aspettavo di vederlo arrivare.

E questa canzone nel walkman…che mandavo indietro fino a consumare il nastro, voce che si allungava con le stilo scariche e che per certi versi diventava anche più romantica, più bella, più tutto.

 

 

Ed ora ditemi voi se una canzone con questo titolo (oddio perché il testo invece…) non è perfetta per il Primo Amore della vita, per quanto breve sia stato e per quanto presto sia finito è proprio vero che non si scorda mai.

Quel condividere le cuffiette e camminare con lo stesso passo, quel parlare di tutto e nulla, perché ancora non si era grandi ma nemmeno più piccini.

Quel sapere poco di come funzionasse, l’ingenuità di un’educazione sessuale acquisita da CIOE’ e Beverly Hills.

Quel tenere un diario pieno di dubbi e insicurezze, che la mamma lesse nel momento più sbagliato.

E ancora la felpa messa apposta affinché mi venisse col caldo, il coraggio di toglierla, l’intera squadra della Juve campione d’italia che mi fissava dalla parete di fronte, a sinistra gli Iron Maiden che ringhiavano, il letto troppo piccolo e i jeans scesi alle caviglie, il buio imposto dal reciproco pudore,  la sua catenina con tutti i suoi santi nell’occhio e nell’aria un misto di profumo Debby, tensione e musica troppo alta…

 

 

Come tutte le storie c’è una fine.

Per quanto sia stato doloroso il finale di quell’est-autunno di tappe bruciate e di ritorni a scuola, di mezzi cuori d’argento strappati da catenine e gettati a mare dal pontile, inveendo contro il cielo con un sonoro vaffanculo che Masini, Moccia e Ligabue potevano solo spicciarmi casa… nonostante ci sia voluto del tempo poi, anni, per riconoscere che non avremmo mai potuto odiarci, per convincerlo che no, non gli avevo fatto il malocchio, che quello che lui era stato per me io ero stata per lui e diventare addirittura amici, grandi amici e perderci di vista come succede agli amici…beh, io mi sento di aprire questo cassetto e fermarmi un minuto sotto quel portone, con mia madre che rompe le palle dal citofono:

“Sono le dieci e mezza! Sali!”

E dargli un altro bacio prima di salire su e chiudermi in cameretta ad ascoltare questa…

 

 

Fumando una Merit blu, sentendomi già grande, scrivendo il diario…affacciata alla finestra, aspettando un qualsiasi giorno dopo di ventidue anni fa.

Nab

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(ri)facimenti e tributi

Buongiorno e buon inizio luglio a tutti voi, cari co-deliranti di questo sito e di questa rubrica dedicata ai Cassetti della Memoria.
Lo so, mi è stato detto di avere orridi gusti musicali.
E potrebbe anche essere vero, chissà!!!
Mi diverto a togliere la polvere da cose che spesso non si ricordano più (magari a ragione) oppure a scovare vere e proprie chicche qui e là sulla rete.
E allora, ditemi voi se non avete mai cantato foss’anche per sbaglio questa canzone…sì, questa qui…quella che inizia con una vera e propria promessa d’intenti. A cantarla è uno dei beniamini della musica nazionalpopolare italiana, uno di cui abbiamo parlato già tempo fa in un post totalmente a lui dedicato.
Toto Cutugno.
Uno che ogni anno arrivava al Festival di Sanremo con una canzone strappalacrime convinto di stravincere a mani basse, e che ogni anno trovava tra i cogl…ehm, volevo dire sulla sua strada, qualcuno con una canzone migliore, relegandolo al secondo posto. E dopo averci provato nel quadriennio 1987-1990 con ‘Figli’ (di cui ricordiamo il verso “Figli ormai lontani, come sudano le mani quando suonano alla porta“);con  ‘Emozioni’ (“Per te io vivrò, io con te respirerò, ti darò tutto l’amore che ho“…secondo me la tipa si è spaventata e non voleva correre il rischio) con ‘Le mamme’ (“le mamme sognano, le mamme invecchiano, le mamme si amano, ma ti amano di più“…uno dei versi più paraculi dell’intera discografia italiana) e aver scomodato addirittura Ray Charles per la, a dire il vero meravigliosa, ‘Gli amori’ (“Ma quanti amori, quali amori, con il coraggio e la paura di volersi bene. Amori fragili che vanno via, quelli in cui soffri solamente tu, e gli altri a dire cosa vuoi che sia“) ed aver sbattuto rispettivamente contro Morandi-Ruggeri-Tozzi e “Si può dare di più”, Massimo Ranieri con “Perdere l’amore”, la coppia Leali/Oxa di “Ti lascerò”, e addirittura i Pooh con “Uomini soli”, si è rotto le palle e ha deciso di cantare
QUESTA

“Voglio andare a vivere in campagna
voglio la rugiada che mi bagna
ma vivo qui in città
che non mi piace più
in questo traffico bestiale
la solitudine mi assale
e mi butta giù.
E io non mi diverto più!”

Dai, diciamolo…quanto lo abbiamo pigliato per il culo con questa canzone?
Roba che se si fosse presentato oggi con una qualsiasi delle quattro canzoni sopra citate avrebbe vinto a mani basse e forse persino cantandole ruttando. Invece a quei tempi al Festival c’erano cantanti veri, e non quelle cosacce preconfezionate made in Amici di Maria De Filippi tipo Marco Carta o Valerio Scanu o peggio dei peggio Emma Marrone (noi ridiamo e scherziamo, e intanto tre edizioni del Festival sono andate in vacca con questi personaggi qui…poi uno dice che la musica italiana è in declino…)
Eppure…a suo modo questa canzoncina all’apparenza semplice semplice è diventata un vero e proprio cult.
Tanto che navigando un po’ sul Tubo in questi giorni di convalescenza, ho trovato il video di questa canzone, rivisitato dal gruppo Mot Low.
Io conosco questi ragazzi, alcuni anche personalmente (il cantante nonché protagonista del video ad esempio), e li ritengo bravissimi e fondamentalmente pazzi…ma mai avrei pensato a cotanta…come definirla….arte del cazzeggio? Elevazione del trash italico?
Insomma, oggi il mio post vuole essere un omaggio sì al grande Toto Cutugno, ma soprattutto un elogio a questi ragazzi che hanno rispolverato un cassetto della nostra memoria, a modo loro ovviamente…ma in fondo, se fa successo Mango sputtanando una splendida “Scrivimi” di Nino Bonocore, per quale motivo non dovrebbero riuscirci anche i Mot Low?
(anzi ragazzi, magari nel prossimo disco fate una vostra versione di Scrivimi”…ovviamente con la erre moscia…e mettetemi nei ringraziamenti del cd, grazie…;P)
Che dire, io vi lascio il video…a voi i commenti…

Sorridete sempre

D.

2014…Rebirth

Cucù!!!
Buon Natale! Buon Anno! Buona Epifania!
C’è nessuno?
Lo so, sono latitante da mesi, problemi vari che non sto qui ad elencare per non annoiarvi e perché so non interessino a nessuno in realtà…
Perché allora essere ancora qui, col rischio concreto non legga nessuno questa improvvisa voglia di ricominciare come e più di prima?
Beh, basterebbe come esempio il concertone russo che la settimana scorsa ha fatto partire la ola in casa mia nel momento esatto in cui Pupo ha attaccato “Su di noi” per poi continuare a commuoversi con la canzone della felicità (Pollon non c’entra niente, parlo di “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri) e altri momenti illustri come “Malinconia” di Riccardo Fogli, “Gloria” di Tozzi, “Vacanze romane” dei Matia Bazar…insomma, il fior fiore di Radio Nostalgia, per poi finire con inni nazionali quali “L’italiano” di Toto Cutugno e poi lei…”Felicità” dei maipiùdivisi oppure maipiùinsieme Albano&Romina!

…ma non è di questo che volevo parlarvi….

Il mio scooterello viaggia imperturbabile al freddo e alla piog…vabbè, quando piove è meglio lasciarlo spento, onde evitare di rimanere a piedi per strada (grrrrrrr), e per passare il tempo inizio a cantare tutto quello che mi viene in mente…

Ora…stasera mi è venuta in testa una canzone che non credevo nemmeno di aver mai saputo…ricordo solo che, diciamo qualche anno fa, quando ero davvero piccolo, c’era una bellissima modella che cantava una canzone in inglese…era Tracy Spencer con la splendida “Run to me”…ma la mia mente ricordava un’altra modella che tentò la strada del successo discografico…e finalmente, la scintilla…

CELESTE JOHNSON!

Beh, la canzone ebbe un buon successo a metà degli anni 80, partecipò ad “Azzurro”, quella gara canora che si svolgeva d’inverno se non ricordo male, come alternativa al mai abbastanza rimpianto Festivalbar, e si intitolava “Lascia che sia”…
Io sfido chiunque a ricordarla…beh, sono corso a casa cercandola su youtube, e…cazzarola, me la ricordavo!!!
Posso mai evitare di condividerla con voi???
certo che no!!!

Eccola!

Vivereeeee e avere nuove cose da dividereeeeee per non morire dentro all’abitudineeeee e per amarti sempre senza limiteeeeeeeeeeee……….

Ok, sì, ma…che fine ha fatto?
pare che oggi Celeste faccia vita privata e abbia partecipato ad un reality in America per ex modelle over 35 arrivando pure in finale…io la ricordo molto volentieri così….con la pronuncia alla Mal dei Primitives, e uno stacco di coscia degno di Corona (quella di “The rhythm of the night”, non il palestrato tamarro, fotografo nonché ora galeotto)…

Avrei un’altra chicca di cui parlarvi, ma me la tengo…così ho la scusa per tornare presto….

Intanto, amici, che ci siate o meno, ricordatevi di sorridere, sempre

D.

Memories from Sanremo Festival

Diamo una spolverata al blog…buonasera a tutti!
Da qualche giorno provo a trovare il tempo per scrivere qualcosa qui…l’altra mattina ero a casa con la radio sintonizzata come sempre su Radio Italia (a meno che non sia mattina presto, con Tutto Esaurito e il Capitano Marco Galli, la mia radio è quella ormai…) e mi ha investito come un treno questa canzone…
Mango ha la capacità di alternare periodi con canzoni tormentone, penso a “La rondine”, “Lei verrà”, “Oro”, “Nella mia città”, “Bella d’estate”…ok, ci siamo capiti…alternare, dicevo periodo così, ad altri in cui non ne azzecca una. Ultimamente sta vivendo a mio parere un periodo del genere. Ti aspettiamo tornare a bomba, daje! Da Lagonegro con furore, Mango!
Però…nel 1998 se ne uscì a Sanremo con questa canzone, passata a dire il vero un po’ sottotraccia, arrivando sesto. Un duetto, con tale Zenima, della quale ammetto la totale ignoranza sulla vita, le opere precedenti e successive questo pezzo. Una vera meteora sanremese a mio avviso.
Fatto sta…

“Luce che purifichi i miei sogni…
scendi piano dentro me…”

Signore e signori, nella settimana che precede il Festivalone quest’anno più contemporaneo che mai, almeno nelle intenzioni, vi regalo questa piccola chicca…approfitto per confermare la mia presenza come “opinionista” sul blog di Nabiki, interamente dedicato al Festival…venite a trovarci…vi aspettiamo…Nabiki vi aspetta…io pure…

Ecco a voi…LUCE…

Sorridete sempre
D.