E io dovrei comprendere…

Questa è una giornata particolare.

Non aspettatevi battute di comodo, fesserie più o meno grandi. Questa volta no. Oggi, 11 febbraio 2016, al Festival di Sanremo ospiti d’onore saranno i Pooh, nell’occasione del loro cinquantesimo anniversario (e ricordiamo, ultimo) dalla loro fondazione, con il rientro in formazione di Stefano D’Orazio e di Riccardo Fogli.

Ora, io sto aspettando trepidante questa serata particolare, perché…

…già, perché. Come faccio a spiegare come un 34enne amante della musica italiana e non, possa amare i Pooh sentendoli quasi come parte della propria famiglia, senza passare per esagerato, oppure magari stupidotto per chi leggesse per la prima volta qualcosa scritto qui sopra?

Parlando con un gruppo di ragazzi amici miei, scrittori dilettanti come me, stamattina è venuta fuori più di una battuta al riguardo.

“Ma stai scherzando, Dani? Vuoi mettere con gli AC/DC?”

“Stai vaneggiando!”

e via di questo passo…

…io mi sono sentito in dovere, anche se non era richiesto, di raccontare. E allora ho detto quello che ho dentro, quando penso a quello che sono stati, e tuttora sono, i Pooh per me. Ascolto le loro canzoni, e chiudendo gli occhi mi rivedo la domenica mattina, su una 127 blu notte prima (la chiamavamo La Carolina), e su una BMW 320 carta da zucchero poi, accendere l’autoradio con a fianco mio padre che mi portava con sè al bar o all’autolavaggio, e alzava il volume mettendo la musicassetta di Oasi, uno dei loro dischi degli anni 80, facendomi sedere di nascosto da mia madre sul sedile davanti, con la cintura allacciata, facendomi sentire per la prima volta grande, adulto, importante.

Era bello sentirlo cantare e sorridere quando per farmi stare buono nell’attesa che l’auto fosse lavata, mi comprava dieci pacchetti di figurine dei calciatori. Vederlo scherzare e illudermi fosse quella la vita, un’oasi di felicità, dove tutto era bello, semplice e forte, come vedevo fosse lui allora, nell’ingenuità dei miei 7 anni.

Ora le immagini si sovrappongono, e le canzoni dei Pooh sono sempre state un punto cardine della mia famiglia. A 14 anni il primo concerto vero cui ho assistito, fu proprio il loro, con la ragazzina che mi piaceva da morire, ma con cui non combinai mai nulla perché imbranatissimo e terrorizzato dalla mia timidezza e da un “No” che mi avrebbe potuto bloccare anche più di quanto non fossi già da solo. E accanto a lei ascoltai per la prima volta live “Parsifal”, una vera e propria università della musica, rock sinfonico anni 70 eseguito con una maestria tale da farmi rimanere a bocca aperta per tutti i 10 minuti di durata del pezzo. E in quei dieci minuti avrei potuto rubare il mondo intero per lei, se me lo avesse chiesto, ed ero felice, ancora una volta, che fossero loro, quei quattro musicisti adulti ma ragazzini nell’animo, ad accompagnarmi quella sera.

E quante volte sentivo mia madre cantare Uomini soli, mentre la radio accesa riempiva i pomeriggi d’inverno stirando per una famiglia “normale”…io cantavo insieme a lei, e anche se le dicevo di cantare sottovoce per farmi sentire le loro voci mi piaceva quella sensazione intima di complicità, quella purezza d’animo che purtroppo per pudore e per carattere ora faccio così fatica a ritrovare con lei. Non ricordo nemmeno più quando sia stata l’ultima volta in cui ho abbracciato mia madre o in cui le abbia detto “Ti voglio bene”. Quasi ogni giorno mi ripeto di chiamarla e dirglielo, pensando potrebbe essere poi troppo tardi. Orgoglio, vigliaccheria, non lo so…non l’ho ancora fatto. Io appaio forte, in realtà spesso appena sento partire le note di “Dammi solo un minuto”, di “Noi due nel mondo e nell’anima”, di “Ci penserò domani” e decine di altri capolavori dei Pooh, la mia mente torna a questi piccoli ricordi nascosti, davvero, in cassetti della memoria profondi e nascosti dentro di me.

Ecco, quando ho raccontato questo (solo una parte di questi ricordi in realtà) ai miei amici scrittori dilettanti come me, mi hanno detto che l’immagine che rendo fosse tenerissima…

…e allora, questa sera, anche senza farmi vedere da nessuno per non vergognarmi come faccio sempre, appena partirà questa canzone nella nuova versione a cinque voci, so già che la mia corazza apparentemente inviolabile sarà colma di crepe, e ricordando queste e altre piccole perle di un’infanzia leggera e illusa di felicità, una lacrima farà capolino e sarà tremendamente difficile evitare che scorra sul mio viso di 34enne…

Oggi è una giornata particolare. E voi, sorridete sempre

D.

 

 

E’ tutta colpa del Festival (storia di una blogger e di un sodalizio strambo nato per caso)

Tutto iniziò con un commento.

Il mio vizio di guardare e fare le valutazioni in diretta al Festival di Sanremo continuava anche quell’anno, come sempre. Per caso incrociai quello che a prima vista sembrava un commento denigratorio verso quello che avevo scritto e verso, soprattutto, il Festival. Risposi una prima volta. Poi una seconda, e una terza. Dall’altra parte una giapponesina incazzusa ribatteva colpo su colpo.

Nabiki, era il nickname. Per pura curiosità vidi che anche lei avesse un blog, e volli dare un’occhiata per capire da che parte stesse il “nemico”.

Fu un lampo nella notte. Iniziai a commentare ogni suo post, notando come molte delle mie fisime, convinzioni e pensieri riguardo Sanremo e la tv in genere trovassero lì sopra una sorta di prosecuzione del mio cervello. Non è possibile, trovare un’altra pazza deviata come sono io riguardo certe cose non poteva essere vero.

“Mo’ la frego io…vediamo se davvero è così ferrata in materia…questa non se la può ricordare…” era il leit-motiv di quelle giornate, e via una serie di aneddoti sotto forma di quiz, con la sottile speranza di saperne un po’ più dell’altro. Nel momento in cui scoprii che anche lei adorava Scialpi (non quello sposato, rilanciato da Pechino Express e scrittore -mioddddio!- di libri, ma lo sfiatato belloccio di hit anni 80 quali “Rockin’rollin” , “Cigarettes and coffee” e soprattutto “Pregherei”) e che, incredibile davvero, conosceva anche i mitici Luciferme (gruppo rock toscano stile Litfiba letteralmente scomparso dopo un’apparizione proprio a Sanremo con  la splendida “Il soffio”), ho iniziato ad attaccarmi come una cozza allo scoglio.

“Io una così non me la lascio scappare”, ho pensato. Ok, ammetto anche di aver pensato a cose più grevi e squisitamente maschili…ma tra un commento e l’altro, più dell’esposizione delle fioriere di gerani sul balcone si è fatta strada un’amicizia concreta benché basata sul virtuale di una tastiera e di uno schermo.

Il Nabikiblog è diventata la mia seconda casa. Ogni giorno commentavo o rispondevo a commenti già fatti in precedenza, entrando in confidenza con la padrona di casa e con il corollario di ospiti più o meno fissi del blog. Eravamo una sorta di Maurizio Costanzo Show ormai, ognuno con un personaggio e una personalità differente e compatibile con gli altri. Le classifichette, un classico marchio di fabbrica di Nabiki, ogni volta più ricercate e difficili da superare in termini di qualità e di idee. Rimanere al suo fianco e difenderla a spada tratta contro l’Invincibile Armata, contro le Beliebers o le Directioners, o qualunque gruppo di folli che iniziano, sgrammaticamente e insultando la qualunque, a delirare ogni volta in cui qualcuno osi toccare i/il/lo/la proprio idolo/a/i.

Abbiamo votato, riso, pianto e scherzato alla consegna dei cosiddetti Nabikini d’oro…cianfrusaglie virtuali ambitissime, quasi più dei Telegatti, o del premio Regia Televisiva condotto da Daniele Piombi. Abbiamo giocato molti jolly, come il Belgio in quasi tutte le puntate di Giochi senza Frontiere, sentendoci un po’ uguali a Ettore Andenna in attesa del Fil Rouge o dell’ “Attention, trois, deux, un” dei giudici arbitri.  Abbiamo setacciato quasi tutta la discografia italiana e internazionale degli anni 80 e 90, ripescando molto prima di Carlo Conti e dei suoi Migliori Anni questo o quel protagonista dimenticato (spesso a ragione) dal mondo corrente. Abbiamo eletto Sorrisi e Canzoni come nostra Bibbia di riferimento, elevandolo ad elemento accompagnatorio essenziale per i nostri momenti più solitari e intimi…sì, Sorrisi è proprio “il giornale della cacca”, ovvero quella rivista che si sfoglia sempre volentieri quando si ha un pochino di tempo per se stessi. E quale miglior momento se non da seduti sul gabinetto? Aldo Vitali ci perdonerà…in fondo, “se lo dice Sorrisi allora sarà vero”, è un pensiero che reputiamo un dogma anche oggi.

Abbiamo visto lungo su molte cose…siamo…anzi, Nabiki è arrivata prima specializzandosi in richieste impossibili divenute realtà. In ordine sparso, la reunion dei Bee Hive, quella degli 883 col ritorno (seppure solo in un video musicale) di Mauro Repetto, fino all’apoteosi più totale…Albano e Romina Power di nuovo insieme! Riuscire a commuoversi a distanza di 25 anni dall’ultima volta in cui i coniugi Carrisi cantarono uniti, entra negli annali della storia del sito (e qualcun altro, in un film comico di incredibile successo uscito due giorni fa, ha la nostra stessa reazione…non dico altro per non spoilerare nulla…). Persino la reunion prossima dei Pooh con Riccardo Fogli. Ci credevamo solo noi, e Paolo Bitta di Camera Cafè. E invece…siamo dei fottuti precursori, ecco la verità!

Insomma, si sono fatte molte cose,fino alla proposta di collaborare, creando un blog a quattro mani dove veicolare tutte le stronzate trash e i veri e propri cult della nostra infanzia e adolescenza che ci potessero venire in mente, come cose nascoste e ripescate da fantomatici Cassetti della Memoria. Questo posto è nato, morto e risorto più volte, e chissà quanto ancora. E’ diventato una specie di fratellino minore del Nabikiblob. Sì, il nome del sito originario ha cambiato l’ultima lettera, forse ci sono meno attenzioni e meno pubblico di un tempo, ma la qualità di quanto scritto rimane sempre altissima, e negli anni abbiamo sperimentato molto. Le idee di quel vulcano di Nabiki sono sempre in movimento, e tra una rubrica e l’altra, tra un disegno per quel rompicoglioni del sottoscritto che tra le altre cose l’ha eletta “Illustratrice personale” dei suoi racconti e dei suoi libri, e un gruppo d’ascolto allargatissimo per seguire e commentare gli eventi tv in diretta via Facebook o via Whatsapp, siamo qui a festeggiare un giorno speciale.

Sì, perché per colpa…ma in realtà devo dire grazie a quel commento sul Festival di Sanremo, ho scoperto questa persona speciale, a cui voglio bene come ad una sorella (è la verità, ma comunque sempre meglio pararsi il culo, che il marito suo ha due mani come quelle di Gianni Morandi, e potrebbe farmi molto male…).

Oggi il Nabikiblob compie ufficialmente cinque anni. Oltre millecinquecento giorni di attività, di pensieri, di voglia di raccontare qualcosa, di mettersi comunque in gioco.

E allora, cara Nabiki, il tuo socio si fa portavoce di noi tutti lettori e ammiratori tuoi e del tuo sito, e ti lascia con questo video (sperando si apra…io e WordPress con gli allegati video facciamo a cazzotti lo ammetto) dove, con semplicità, auguriamo al Nabikiblob…

BUON COMPLEANNO!!!!!!!!

Sorridendo, sempre

D.

 

Le promesse vanno mantenute…

Ma buonasera a tutti!

Quanto mi manca questo posto…e allora, dopo aver “minacciato” ( dire promesso è poco…) il ritorno molte volte, eccomi qui, velocemente, giusto per ricordare a me e a voi quanto sia bello condividere pensieri che attraversano la mente come un lampo improvviso, e che vanno via altrettanto velocemente.

Ora, tra una pubblicità fiume del Sega Master System II Plus e una del Sega Mega Drive con (nell’ordine) testimonial d’eccezione come Jerry Calà, Walter Zenga ancora col ciuffone e senza la barba disegnata stile omino dei Lego come lo abbiamo visto ultimamente, Roberto Mancini e Gianluigi Lentini (ovvero l’unico che ha buttato nel cesso una carriera promettentissima nel calcio per essersi scatapesciato in autostrada alla guida di una Porsche a tutta velocità…dimenticandosi di cambiare una ruota e girando col ruotino di scorta…il tutto per una scappatella) mi sono ritrovato a canticchiare per l’ennesima volta questa canzoncina idiota che qualche anno fa mi piaceva davvero tanto.

Era estate, non saprei dare un tempo specifico, ma in quegli anni, noi orfani in ordine temporale di Scialpi, Righeira, prossimi a salutare il Festivalbar e memori del Karaoke (quello vero, non quella finzione ignobile fatta pochi mesi fa da un pur bravo Pintus) tutto ciò che suonava estivo e orecchiabile, alla radio funzionava, e veniva addirittura trasmesso! Sì, lo so che oggi vi sembra incredibile, adesso è tutto un miscuglio di amicidimaria, kekkideimodà, emmemarroni, finti rappers e troiette varie made in USA più o meno tutti uguali…

Io, allora, non ero capace di togliermi dalla testa questo ritornello dei tornati presto sconosciuti 360Gradi, e il featuring (ovvero la partecipazione, in italiano in effetti suona meglio) proprio dell’ex re del Karaoke dava al tutto un certo non so che di allegro, di leggero…di estivo!

E siccome siamo prossimi al Natale…cosa c’è di meglio? ;P

Ecco a voi: E POI NON TI HO VISTA PIU’!

Che dire…proverò ad essere più presente…rischio di sentirvi cantare questa canzone diretta a me…intanto…BUON NATALE!!!

Sorridete, sempre

D.

A qualcuno piace lo spo(r)t

Signore e signori, benvenuti, bentornati, bentrovati, insomma…eccoci qua!

Torno anche io ad aprire qualche cassetto della memoria, e per il rientro in grande stile riprendo il filone fortunato delle pubblicità, ma declinato in un’altra salsa. Quella del futbol bailado, dello spettacolo abbinato alle capacità balistiche, insomma del calcio ^_^

Iniziamo subito con uno slogan, e alzi la mano chi non lo ha mai sentito oppure utilizzato anche per sbaglio, in qualsiasi contesto: LA POTENZA E’ NULLA SENZA IL CONTROLLO. Lui è Luis Nazario da Lima, meglio conosciuto come il vero, unico, inimitabile Fenomeno (e lo dico da juventino convinto). Con la scusa delle prodezze sul campo, si pubblicizzava la marca di pneumatici che faceva, e fa tuttora, da main sponsor all’Inter. Ma non perdiamo altro tempo. Signori, ecco a voi Ronaldo!

Tutto iniziò un paio di anni prima, con la partita di calcio più difficile e “calda” di tutti i tempi. Un’azienda di abbigliamento sportivo (quella del baffo, per intenderci), per la prima volta radunò un gruppo di campioni del calcio (tra gli altri, Maldini, Figo, Rui Costa, quel matto di Jorge Campos, lo stesso Ronaldo, Kluivert) e li mise in un’ambientazione “infernale”. Una squadra di diavoli sfidava i buoni, impersonati dai calciatori, per impossessarsi addirittura del controllo del mondo intero. Ecco allora che vediamo sta mandria di bufali inferociti partire al contrattacco, e a Paolo Maldini fecero dire, in inglese, una battuta ignobile, da romanticone italiano: “Forse sono solo brutti”. E giù botte, prima a Figo, poi una gomitata a Rui Costa, un calcio a Kluivert sullo stomaco buono per fargli vomitare il pranzo di Natale di due anni prima, e tutti all’attacco verso il portiere messicano Campos, famoso per le sue magliette multicolor (del quale abbiamo parlato in un post dedicato ai Mondiali l’estate scorsa) che si lancia in uscita disperata, mentre i cattivi sferrano quella che Holly e Benji chiamavano Attacco a Valanga.

Ma Paolo Maldini, Signore Supremo e Ministro della Difesa, con una scivolata al limite dell’area ferma tutto e tutti, e rialzatosi in piedi dà il via al contropiede dei buoni con un lancio di destro in bellissimo stile, e dopo uno stacco di testa di Kluivert e una rovesciata volante di Tomas Brolin (ai tempi giocatore del Parma di Nevio Scala che vinceva tutto in Europa) la palla arriva a Ronaldo, che da buon brasiliano inizia la sua sequela di giochini e dribbling a velocità supersonica fino al cross di mancino dalla fascia che arriva al centro dell’area avversaria, dove un uomo stoppa la palla di petto, e la ferma sotto il suo scarpino griffato destro. Ha la maglia rossa. Del Manchester United. Il suo nome è Eric Cantona. Freddo come l’iceberg del Titanic, guarda il diavolo sulla linea di porta e, alzandosi il colletto della maglia, sibila un gelido e indimenticabile: “AU REVOIR”, scagliando un bolide centrale che buca lo stomaco del Diavolo, mandandolo in mille pezzi, e dando gol e vittoria ai buoni.

Ecco lo spot!

Lasciamo per un attimo da parte la casa del Baffo (ma ci torneremo) per andare a spulciare cosa combina la diretta concorrente, la marca tedesca dalle tre strisce. Nel 2006, per il Mondiale in casa, quello vinto da quella squadra con la maglia azzurra, mi sembra si chiamasse Italia, se non sbaglio… Insomma, quell’anno uscì uno spot molto carino con protagonisti due bambini sudamericani (anche se l’ambientazione potrebbe ricordare anche alcuni rioni del sud Italia…e non lo dico con disprezzo, anzi) che per ammazzare il tempo e la noia, improvvisano una partita uno contro uno sull’asfalto. Immaginano quindi di fare le squadre, come si faceva all’oratorio, e ognuno chiama un giocatore, il quale, PER MAGIA , appare in carne ed ossa pronto per rispondere alla chiamata dei bambini. Ovviamente il caso vuole che tutti i giocatori chiamati in causa siano sotto contratto con quella casa di abbigliamento. Alle volte, la fantasia…

Ecco allora in rapida successione Cissè, Kaka, Zidane, Bechkam, Defoe, Kahn, finché uno dei due bimbi, per fare il figo, chiama in causa Beckenbauer. Ora, qui si parla di giocatori degli anni 70, miti veri e propri. E il bello di questa pubblicità è proprio questo: non c’è limite alla fantasia (e al lavoro dei computer grafici). Ecco allora che un’immagine di repertorio di Kaiser Franz diventa parte integrante dello spot, e Josè, il bimbo protagonista dello spot, su suggerimento di Zizou chiama in causa Le Roi, Michel Platini. Le squadre sono fatte, e i bambini dicono ai campioni come mettersi in campo. Si può cominciare. E via allora con le solite giocate alla velocità della luce, dove non si capisce granché ma tutto fa spettacolo, fino a che la mamma di Josè spunta dal balcone e urla al bimbo di tornare a casa, è pronta la cena. Lui sbuffando, prende la palla dalle mani di Oliver Kahn, portiere della Germania, e a testa bassa si avvia, sorridendo.

Ma mica solo le ditte di abbigliamento sportivo utilizzano i calciatori per i loro spot. La bibita americana che sfida lo strapotere della Coca-Cola…scusate, ma si può dire Pepsi? Oh, e che cavolo…la Pepsi! Insomma, quest’azienda ha fatto venire fuori il talento da film di Roberto Carlos, il terzino dal piede sinistro fatato del Brasile di fine anni 90.

Ecco allora che nel 2003 la solita combriccola di nullafacenti si traveste da cowboy e nello sponsor intitolato “Wild wild west” si ritrovano divisi in due gang rivali che arrivano in un saloon sperduto (in teoria sarebbero divisi tra giocatori di Manchester United e Real Madrid, ma poi nel mezzo si vedono Veron e Rivaldo che non c’entrano una mazza con le due squadre). Bechkam ordina una Pepsi ghiacciata (ovvio, che vuoi bere con quel caldo?), e mentre il barista gliela lancia sul bancone, interviene Iker Casillas, portiere del Real Madrid, che la intercetta e gliela beve a sbafo davanti al naso. Il guanto di sfida è lanciato. I due vanno fuori sul piazzale, dove il barista diventa arbitro e piazza una palla di cuoio anni 20 a metà del cortile. Bechkam si toglie la palandrana rimanendo con la maglia del Manchester United, Casillas si piazza davanti alla vetrina del barbiere facendo lo stesso, e la maglia del Real Madrid è in bella vista. A questo punto…succede qualcosa…e vi invito a guardare l’entrata in scena di Roberto Carlos…non dico altro, guardatelo!

L’anno dopo la Pepsi raddoppia: stavolta l’ambientazione è medievale, e agli onnipresenti Bechkam e Roberto Carlos, si aggiungono tra gli altri Ronaldinho e pure Er Pupone Francesco Totti, chevestito da gladiatore interpreta se stesso, ma non anticipo niente stavolta…dico solo che la scusa è sempre più o meno la stessa, ovvero l’arrivo dei cattivi, in questo caso rappresentato da un’orda di banditi con scudi ed armature intenzionati a prendere le mura del forte medievale. In questo caso il saccheggio principale però non è fatto di preziosi, animali, o cose di valore, bensì di centinaia e centinaia di lattine di Pepsi, utili a dissetare almeno tre paesi dell’Africa nera insieme. Ma i banditi non hanno fatto i conti con i calciatori, con le ditate negli occhi di Totti, i palleggi tra i maiali di Ronaldinho…e con le punizioni liftate di Roberto Carlos, che magicamente colpisce il lucchetto (ante Moccia) della gabbia contenente le lattine di Pepsi, rovesciandole a terra e sancendo la vittoria, anche stavolta, dei buoni. Guardate un po’ qui.

Per finire, torno alla casa di abbigliamento sportivo del Baffo, con uno degli spot più divertenti che abbia mai visto. La scusa è una partita tra Brasile e Portogallo, e nel tunnel che porta al campo le squadre sono schierate, pronte ad iniziare la gara. Luis Figo chiede la palla all’arbitro per controllarne il grado di gonfiaggio, e ne approfitta per fare un tunnel a Ronaldo, sbeffeggiandolo con un “Olè”. Il Fenomeno non ci sta, e rincorre Figo che passa la palla ai suoi compagni, mettendo in mezzo praticamente tutti i componenti della rosa. In rapida successione si riconoscono Diego (passato anche dalla Juve qualche anno fa e cacciato dopo una sola stagione), un quasi imberbe Cristiano Ronaldo, Denilson, l’allenatore Felipe Scolari, e l’onnipresente Roberto Carlos, il quale ruba a sua volta la palla a Figo restituendogli l’ “Olè” in faccia.

Le due squadre iniziano quindi a dribblarsi senza un motivo dentro lo stadio, passando davanti anche ad Eric Cantona, nel frattempo diventato attore sul serio, scivolando qua e là, fino a buttare fuori dallo stadio la palla, nell’ingresso, dove CASUALMENTE sta passando Totti (ma nella versione internazionale al posto del Pupone c’è Ruud Van Nistelrooy, attaccante olandese) che, chiamato con un fischio da pecoraio da Figo, calcia la palla al volo ovviamente alzandola giusto quegli 80 metri che servivano a farla tornare a Ronaldinho che dribblando la qualunque, entra in campo, fino ad essere falciato in Chiellini style direttamente dall’arbitro, che fischietto alla bocca, richiama le due squadre per il fischio d’inizio. La scena finale è da applausi. Primi piani dei calciatori già stravolti, segnati dalla lotta…ed è solo l’inizio!

Direi che abbiamo parlato fin troppo! Vi saluto però con un’ultima chicca, che proprio non poteva mancare. La casa è la stessa, la squadra con la maglia gialla pure, il Brasile, e per darvi un indizio dico che in aeroporto non ci si può annoiare, e basta una palla tirata fuori all’improvviso da un borsone e si inizia subito ad intonare: “Oooooooohhh ariaaaaaaariòòòòò obaaa obaaa obaaaaaaaaa”

Ragazzi, che dire…qui più che un cassetto abbiamo aperto un armadio della memoria calcistica!

Sorridete sempre

D.

L’Europa è donna

Ehilà!
Pensavate forse mi fossi dimenticato dello spazio riservato ai Cassetti da riaprire? Giammai! Solo stavo cercando qualche idea nuova, e come sempre per caso, ecco che mi viene in soccorso quel telegiornale (con buona pace dei telegiornali veri) che risponde al nome di Studio Aperto, con un servizio sulla figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis…
Ferma tutto, alt, stop!
Vanessa Paradis…quella che adesso fa l’attrice, ma che ha fatto diventare cieca una generazione di compaesani e di mezza europa, immaginandola sotto la doccia a cinguettare con quella vocina “Joe le taxi”?
Sì, proprio lei!!! E allora, in pieno stile Superclassifica Show, ecco proprio il video di quella canzone, girato credo poco prima di entrare nello studio di Doppio Slalom con Corrado Tedeschi…

Incredibile come riesca ad essere sexy con quel maglione extralarge e quel movimento di bacino degno di una pattinatrice sul ghiaccio storpia…eppure, il risultato è perfetto per aumentare del 240% la percentuale di ragazzi che in quegli anni vollero a tutti i costi visitare Parigi e tutta la Francia per vedere se le francesine fossero davvero tutte così…

Ma rimanendo nell’area francofona e più o meno in quegli anni, alzi la mano chi non ha mai ballato fino a tardissima notte, o anche solo chiuso in cameretta con i walkman nelle orecchie a tutto volume (per i nati dopo gli anni 80, i walkman erano roba seria, altro che i moderni ipod…lì lo spazio era poco, e nelle cassettine entrava solo musica selezionatissssssima!)…dicevo, chi non si  mai scatenato con…questa!!!

Voliamo oltremanica per un vero e proprio classico anni 80?
Copertine e copertine di giornaletti per maschietti in piena pubertà con le pagine addirittura incollate tra loro (e non c’è bisogno di spiegarne il motivo…vero?) e c’era sempre lei, con quella canzone che sembrava un invito esplicito…Touch me touch me, I wanna feel your body…con tanto di gemiti a fine brano, e quei capelli cotonati come solo Joey Tempest degli Europe o il primo Bon Jovi avrebbero potuto permettersi…
Salvo poi anni dopo scoprire che lei recitasse la parte della mangiauomini, mentre nella realtà ha fatto da tempo coming out dichiarando la propria omosessualità.
Signori e signore, Samantha Fox!

Prima di terminare il giro dell’Europa anni 80 ancora con le frontiere chiuse, come diceva Masini cantando “Le ragazze serie”, parlando del Belpaese, mi intrufolo in quella che ai tempi era la Germania Ovest. Tempi di Guerra Fredda, freddissima, era il 1983 e una cantante tedesca se ne uscì con una canzone dichiaratamente contro la guerra che narra di questi palloncini lasciati volare oltre il Muro di Berlino. In seguito vengono intercettati da un radar militare e scambiati per un attacco alieno, scatenando di fatto una guerra. Il tutto, solo per 99 palloncini…o meglio, 99 Luftballons…
Pensate che me l’hanno fatta studiare a memoria a scuola questa canzone…comunque, dal video potete vedere chiaramente le ambientazioni stile Ispettore Derrick, con tanto di sguardi carichi d’ammmmore e una cantante che più sensuale non si può…(ok, sono assolutamente ironico lo ammetto…sto video fa pietà…)
poi si lamentano che li chiamiamo crucchi…mah…

Ok, finiamo perlomeno in gloria…e allora diciamolo, abbiamo visto le bellezze acerbe francesi, virando verso la dance androgina e poi verso l’onanismo più ostentato in salsa british, terminando il giro con “quella lì”, la tedesca peace&love dal linguaggio duro…
Terminiamo il tutto tornando in Italia, e dedicandole lo spazio “Fun cool”, parlando di una donna che oggi, all’alba dei prossimi 50 anni, farebbe impallidire ancora almeno il 70% delle ragazzette di oggi…qui lei aveva 19 anni, Gerry Scotti era il conduttore di Deejay Television, c’era il Drive In alla tv, il Festivalbar e Azzurro organizzati da Vittorio Salvetti, e lei era, ed è bella, bella, bella davvero…specie quando esce dall’acqua della piscina dell’Acquafan di Riccione e il costumino a fascia non le trattiene le curve generose (a proposito di onanismo esagerato…)
Signore e signori, mani bene in alto, e tutti in pista, a cantare insieme a Sabrina Salerno! Boys boys boys!!!

Che dire, dopo questo tuffo negli anni 80 dal sapore europeo, sono quasi pronto all’atmosfera del prossimo Eurofestival!!! Sperando che il blocco sovietico boicotti i Volatili…anche se temo l’organizzazione italiana per il 2016! Nel caso, preparate i risparmi, si va tutti insieme!!!

Ah, nel frattempo…buona Pasqua a tutti! A presto!

Sorridete sempre
D.