A qualcuno piace lo spo(r)t

Signore e signori, benvenuti, bentornati, bentrovati, insomma…eccoci qua!

Torno anche io ad aprire qualche cassetto della memoria, e per il rientro in grande stile riprendo il filone fortunato delle pubblicità, ma declinato in un’altra salsa. Quella del futbol bailado, dello spettacolo abbinato alle capacità balistiche, insomma del calcio ^_^

Iniziamo subito con uno slogan, e alzi la mano chi non lo ha mai sentito oppure utilizzato anche per sbaglio, in qualsiasi contesto: LA POTENZA E’ NULLA SENZA IL CONTROLLO. Lui è Luis Nazario da Lima, meglio conosciuto come il vero, unico, inimitabile Fenomeno (e lo dico da juventino convinto). Con la scusa delle prodezze sul campo, si pubblicizzava la marca di pneumatici che faceva, e fa tuttora, da main sponsor all’Inter. Ma non perdiamo altro tempo. Signori, ecco a voi Ronaldo!

Tutto iniziò un paio di anni prima, con la partita di calcio più difficile e “calda” di tutti i tempi. Un’azienda di abbigliamento sportivo (quella del baffo, per intenderci), per la prima volta radunò un gruppo di campioni del calcio (tra gli altri, Maldini, Figo, Rui Costa, quel matto di Jorge Campos, lo stesso Ronaldo, Kluivert) e li mise in un’ambientazione “infernale”. Una squadra di diavoli sfidava i buoni, impersonati dai calciatori, per impossessarsi addirittura del controllo del mondo intero. Ecco allora che vediamo sta mandria di bufali inferociti partire al contrattacco, e a Paolo Maldini fecero dire, in inglese, una battuta ignobile, da romanticone italiano: “Forse sono solo brutti”. E giù botte, prima a Figo, poi una gomitata a Rui Costa, un calcio a Kluivert sullo stomaco buono per fargli vomitare il pranzo di Natale di due anni prima, e tutti all’attacco verso il portiere messicano Campos, famoso per le sue magliette multicolor (del quale abbiamo parlato in un post dedicato ai Mondiali l’estate scorsa) che si lancia in uscita disperata, mentre i cattivi sferrano quella che Holly e Benji chiamavano Attacco a Valanga.

Ma Paolo Maldini, Signore Supremo e Ministro della Difesa, con una scivolata al limite dell’area ferma tutto e tutti, e rialzatosi in piedi dà il via al contropiede dei buoni con un lancio di destro in bellissimo stile, e dopo uno stacco di testa di Kluivert e una rovesciata volante di Tomas Brolin (ai tempi giocatore del Parma di Nevio Scala che vinceva tutto in Europa) la palla arriva a Ronaldo, che da buon brasiliano inizia la sua sequela di giochini e dribbling a velocità supersonica fino al cross di mancino dalla fascia che arriva al centro dell’area avversaria, dove un uomo stoppa la palla di petto, e la ferma sotto il suo scarpino griffato destro. Ha la maglia rossa. Del Manchester United. Il suo nome è Eric Cantona. Freddo come l’iceberg del Titanic, guarda il diavolo sulla linea di porta e, alzandosi il colletto della maglia, sibila un gelido e indimenticabile: “AU REVOIR”, scagliando un bolide centrale che buca lo stomaco del Diavolo, mandandolo in mille pezzi, e dando gol e vittoria ai buoni.

Ecco lo spot!

Lasciamo per un attimo da parte la casa del Baffo (ma ci torneremo) per andare a spulciare cosa combina la diretta concorrente, la marca tedesca dalle tre strisce. Nel 2006, per il Mondiale in casa, quello vinto da quella squadra con la maglia azzurra, mi sembra si chiamasse Italia, se non sbaglio… Insomma, quell’anno uscì uno spot molto carino con protagonisti due bambini sudamericani (anche se l’ambientazione potrebbe ricordare anche alcuni rioni del sud Italia…e non lo dico con disprezzo, anzi) che per ammazzare il tempo e la noia, improvvisano una partita uno contro uno sull’asfalto. Immaginano quindi di fare le squadre, come si faceva all’oratorio, e ognuno chiama un giocatore, il quale, PER MAGIA , appare in carne ed ossa pronto per rispondere alla chiamata dei bambini. Ovviamente il caso vuole che tutti i giocatori chiamati in causa siano sotto contratto con quella casa di abbigliamento. Alle volte, la fantasia…

Ecco allora in rapida successione Cissè, Kaka, Zidane, Bechkam, Defoe, Kahn, finché uno dei due bimbi, per fare il figo, chiama in causa Beckenbauer. Ora, qui si parla di giocatori degli anni 70, miti veri e propri. E il bello di questa pubblicità è proprio questo: non c’è limite alla fantasia (e al lavoro dei computer grafici). Ecco allora che un’immagine di repertorio di Kaiser Franz diventa parte integrante dello spot, e Josè, il bimbo protagonista dello spot, su suggerimento di Zizou chiama in causa Le Roi, Michel Platini. Le squadre sono fatte, e i bambini dicono ai campioni come mettersi in campo. Si può cominciare. E via allora con le solite giocate alla velocità della luce, dove non si capisce granché ma tutto fa spettacolo, fino a che la mamma di Josè spunta dal balcone e urla al bimbo di tornare a casa, è pronta la cena. Lui sbuffando, prende la palla dalle mani di Oliver Kahn, portiere della Germania, e a testa bassa si avvia, sorridendo.

Ma mica solo le ditte di abbigliamento sportivo utilizzano i calciatori per i loro spot. La bibita americana che sfida lo strapotere della Coca-Cola…scusate, ma si può dire Pepsi? Oh, e che cavolo…la Pepsi! Insomma, quest’azienda ha fatto venire fuori il talento da film di Roberto Carlos, il terzino dal piede sinistro fatato del Brasile di fine anni 90.

Ecco allora che nel 2003 la solita combriccola di nullafacenti si traveste da cowboy e nello sponsor intitolato “Wild wild west” si ritrovano divisi in due gang rivali che arrivano in un saloon sperduto (in teoria sarebbero divisi tra giocatori di Manchester United e Real Madrid, ma poi nel mezzo si vedono Veron e Rivaldo che non c’entrano una mazza con le due squadre). Bechkam ordina una Pepsi ghiacciata (ovvio, che vuoi bere con quel caldo?), e mentre il barista gliela lancia sul bancone, interviene Iker Casillas, portiere del Real Madrid, che la intercetta e gliela beve a sbafo davanti al naso. Il guanto di sfida è lanciato. I due vanno fuori sul piazzale, dove il barista diventa arbitro e piazza una palla di cuoio anni 20 a metà del cortile. Bechkam si toglie la palandrana rimanendo con la maglia del Manchester United, Casillas si piazza davanti alla vetrina del barbiere facendo lo stesso, e la maglia del Real Madrid è in bella vista. A questo punto…succede qualcosa…e vi invito a guardare l’entrata in scena di Roberto Carlos…non dico altro, guardatelo!

L’anno dopo la Pepsi raddoppia: stavolta l’ambientazione è medievale, e agli onnipresenti Bechkam e Roberto Carlos, si aggiungono tra gli altri Ronaldinho e pure Er Pupone Francesco Totti, chevestito da gladiatore interpreta se stesso, ma non anticipo niente stavolta…dico solo che la scusa è sempre più o meno la stessa, ovvero l’arrivo dei cattivi, in questo caso rappresentato da un’orda di banditi con scudi ed armature intenzionati a prendere le mura del forte medievale. In questo caso il saccheggio principale però non è fatto di preziosi, animali, o cose di valore, bensì di centinaia e centinaia di lattine di Pepsi, utili a dissetare almeno tre paesi dell’Africa nera insieme. Ma i banditi non hanno fatto i conti con i calciatori, con le ditate negli occhi di Totti, i palleggi tra i maiali di Ronaldinho…e con le punizioni liftate di Roberto Carlos, che magicamente colpisce il lucchetto (ante Moccia) della gabbia contenente le lattine di Pepsi, rovesciandole a terra e sancendo la vittoria, anche stavolta, dei buoni. Guardate un po’ qui.

Per finire, torno alla casa di abbigliamento sportivo del Baffo, con uno degli spot più divertenti che abbia mai visto. La scusa è una partita tra Brasile e Portogallo, e nel tunnel che porta al campo le squadre sono schierate, pronte ad iniziare la gara. Luis Figo chiede la palla all’arbitro per controllarne il grado di gonfiaggio, e ne approfitta per fare un tunnel a Ronaldo, sbeffeggiandolo con un “Olè”. Il Fenomeno non ci sta, e rincorre Figo che passa la palla ai suoi compagni, mettendo in mezzo praticamente tutti i componenti della rosa. In rapida successione si riconoscono Diego (passato anche dalla Juve qualche anno fa e cacciato dopo una sola stagione), un quasi imberbe Cristiano Ronaldo, Denilson, l’allenatore Felipe Scolari, e l’onnipresente Roberto Carlos, il quale ruba a sua volta la palla a Figo restituendogli l’ “Olè” in faccia.

Le due squadre iniziano quindi a dribblarsi senza un motivo dentro lo stadio, passando davanti anche ad Eric Cantona, nel frattempo diventato attore sul serio, scivolando qua e là, fino a buttare fuori dallo stadio la palla, nell’ingresso, dove CASUALMENTE sta passando Totti (ma nella versione internazionale al posto del Pupone c’è Ruud Van Nistelrooy, attaccante olandese) che, chiamato con un fischio da pecoraio da Figo, calcia la palla al volo ovviamente alzandola giusto quegli 80 metri che servivano a farla tornare a Ronaldinho che dribblando la qualunque, entra in campo, fino ad essere falciato in Chiellini style direttamente dall’arbitro, che fischietto alla bocca, richiama le due squadre per il fischio d’inizio. La scena finale è da applausi. Primi piani dei calciatori già stravolti, segnati dalla lotta…ed è solo l’inizio!

Direi che abbiamo parlato fin troppo! Vi saluto però con un’ultima chicca, che proprio non poteva mancare. La casa è la stessa, la squadra con la maglia gialla pure, il Brasile, e per darvi un indizio dico che in aeroporto non ci si può annoiare, e basta una palla tirata fuori all’improvviso da un borsone e si inizia subito ad intonare: “Oooooooohhh ariaaaaaaariòòòòò obaaa obaaa obaaaaaaaaa”

Ragazzi, che dire…qui più che un cassetto abbiamo aperto un armadio della memoria calcistica!

Sorridete sempre

D.

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